Dalla Portuale passando per Leone Mare, Allibert,pallacanestro Livorno….Pielle.


Gli anni ’60 l’epoca dei pionieri
Il primo campionato di buon livello cui prende parte la Pallacanestro Livorno è datato 1960-61-
La Portuale, presieduta da Danilo Brondi e guidata in panchina da Alfredo Damiani, è in quella seri B che, in realtà è la terza categoria in basket ancora pioneristico che chiama << Prima serie>> la vera serie A e serie A il campionato cadetto.
E’ l’anno dell’inaugurazione del primo Palazzetto dello sport, in Via dei Pensieri (l’attuale Palacosmelli).
E nelle file della portuale giocano atleti che poi si affrmeranno nei vari campi. E’ il caso di Roberto Montagnani , noto allenatore di pallavolo, e di Lorenzo Gremigni, conosciuta firma della Nazione. La Portuale vince il campionato di B e si affaccia nella categoria superiore, dalla quale ridiscende immediatamente l’anno successivo.
Ma nel 1963 ecco un altro balzo nuovo tuffo in serie A grazie alle prodezzedi Stelio Posar( 40 punti nel derby con la Mes Sana Siena) di << King>> Mozzanti e di un giovane Vasco Suggi. Il 1965 è l’ultimo campionati di seri A per la Portuale, che retrocede nuovamente e assume, dalla stagione seguente la denominazione di Pallacanestro Livorno. Per tutti gli anni ’60 il punto più fermo è Alfredo Damiani, allenatore e anima della squadra, autentica bandiera della società. Nel 1968-69 arriva Vittorio Barbieri, poi sostituito da Silvio Gatt, in una stagione all’insegna della sfortuna. All’ultima giornata, la squadra ha la salvezza a portata di mano, ma Libertas Brindisi che lotta gomito a gomito con Brill Cagliari per la promozione in A, espugna il palazzetto grazie ad un canestro segnato forse segnato a tempo scaduto. La sconfitta costringr la Pallacanestro Livorno a uno spareggio rischiosissimo contro Palermo. Vinconi I siciliani (88-73) e la squadra deve dire addio alla serie B.
Comincia un triennio di campionati di C. L’ultimo negli anni ’60, con l’indimenticato Silvio Gatto in panchina , servirà a mettere in luce qualche giovane e lanciare Ginacarlo << Tazza>> Guidi, capace di segnare 44 punti nella trionfale vittoria (95-36) contro l’Olimpia Ancona .
Gli anni ’70, i primi sponsor.
E’ il 1971 quando sulle maglie bianche azzurre appare il primo sponsor. L’abbinamento è con la toncelli , mentre al timone arriva Umberto Foresi. Alla fine della stagione 1971-72, complice anche la rinuncia, la Federazione ammette la Pallacanestro Livorno alla B. L’allenatore dell’ esordio nella categoria è un livornese purosangue come Roberto Raffaele.
Inizia A prendere corpo la costruzione della squadra che riporterà la Livorno cestistica in serie A.
Raffaele lascerà la squadra nel 1975. Per due stagioni il coach sarà Sauro Bufalini, nella doppia veste di allenatore giocatore.
1977-78, arriva il capitano. La serie A sfuma per un giallo
Anno di novità. Il 1977. Si inaugura il palazzone (oggi Palamacchia) in Via dei pensieri (oggi Via Allende), in panchina comincia a sedersi Piero <<Topone>> Pasini. E in campo ecco due personaggi che resteranno scolpiti nella storia del club di Via Cecconi. A vent’annni appena compiuti arriva Giovanni Diana. Per tutti resterà <<il capitano>>.
Insieme a lui , Alfredo Grasselli, << Ciccio>> per gli amici. La Pielle si tuffa nella stagione con l’obbiettivo di andare in serie A. Lo manca di un soffio, perdendo lo spareggio promozione a Roma (80-85) con la Rodrigo Chieti del grande Mark Campanaro. Ma se gli abruzzesi riescono a giungere a questo spareggio, lo devono alla vittoria ottenuta nell’ultima giornata contro la Libertas Livorno. Una Partita incredibile, giocata a porte chiuse ( il campo teatino era squalificato), nella quale i livornesi dominano il primo tempo (43-19 in loro favore alla fine dei primi ’20). Ma nella ripresa. Mentre la Pallacanestro Livorno con la testa è già al piano di sopra, accade l’imprevedibile (o forse l’imprevisto): in ’20 Chieti segna 72 punti e ne subisce appena 34.
Finisce 91-77 per la Rodrigo, che si guadagna l’accesso allo spareggio. E’ l’episodio che accende la miccia. Da quel momento in poi per i tifosi Pielle l’altra sponda cestistica della città sarà etichettata come << squadra di preti venduta a Chieti>>. Libertas e Pallacanestro si scoprono nemiche. La loro rivalità segnerà gli anni d’oro del basket livornese
1980,irrompe il re Leone. Stavolta è serie A
Altro giro, altro regalo. Pasini ci riprova l’anno successivo conducendo la Magniflex ( nuovo sponsor), ma stavolta a castigarlo è la Liberty Treviso pilotata da Mario De Sisti. finalissima al meglio delle tre partite, con la <<bella>> in terra veneta. Non c’è verso di vincere lontano da casa, in A vanno quelli della Marca. Ma l’anno successivo Livorno si prende la rivincita sul Veneto. Andiamo con ordine. Riecco Raffaele in veste di allenatore. L’innesto estivo di di Adolfo Marisi consente al Leone Mare di conquistare una vittoria in più dell’ambiziosissima Simod Padova, che i livornesi sfideranno nella finalissima. Prima Però c’è il derby più bello della storia : il 17-Febbraio 1980 la Pielle targata Leone Mare strapazza i cugini della Libertas (101-65)davanti a un palasport gremito: 33 punti di Grasselli, 23 di Bianchi, 16 di Giauro. Arbitri sono Bellisari e Zeppilli di Roseto degli Abruzzi, due fischietti che faranno strada.
Ma il Leone di quest’anno è destinato a fare strada. Nei play off lo scontro con Padova è durissimo. Vittorias di un punto (71-70) grazie ad un jump di Nedo Filoni sulla sirena di garauno, rivincita scontata degli avversari (91-75) nel retour-match. IL d-day è il 1° giugno 1980. Con il (79-76) inflitto ai patavini nella gara decisiva, la livorno dei canestri torna in serie A. Per merito della Pallacanesto Livorno.
La rosa della promozione: Paolo Bianchi, Alessandro Brogi, Roberto Creati, Giovanni Diana, Nedo Filoni, Primo
Gli anni ’80, i primi eroi d’ebano
Per tre anni la Pielle versione serie ”A” accontenta tifosi e critica. Al suo primo anno in A2, la magnadine di Raffele trova in John Grochowalski un marcatore inimitabile e in Ricky Darnell un uomo tutta sostanza: La stagione successiva. La prima dell’epoca Rapident, arriva Giancarlo Primo,uno dei grandi vecchi del basket italiano. E con lui anche Renzo Tombolato, esperto uomo da area dei tre secondi. Ad affiancare Grocho c’è uno straniero nuovo, Rndy Meister , altro giro altro regalo. E’ l’anno dei primi derby in serie A, dove è salita anche la libertas, che staccherà subito il tagliando per il piano di sopra. La sfida finisce in parità: in casa Rapident si impongono gli uomini di Cardatoli (77-76), ma al ritorno Jeelani sbaglia due tiri liberi a 3” consegnando la vittoria ai biancazzurri (71-72). Nella stagione seguente la Rapident si affida a Claudio Vandoni, che sfiora il colpo grosso della promozione in A1. L’illuzìsione si spegne a due giornate dalla fine, quando l’Acquabrillante Forlì espugna espugna il Palasport livornese, ma resta il ricordo di un campionato eccezionale, con le doti spettacolari di un atleta che che resterà nella categoria dei ricordi di Via Cecconi: il grande Jackie Robinson. Così come indelebile il ricordo della trasferta oceanica a Bologna,campo neutro per una sfida tutta toscana contro la Sapori Siena. Pulman e auto in quantità industriale , la sola nota stonata è il risultato, che vede prevalere Giorge Bucci e compagni. Intanto fa le sue aparizioni, ormai non più sporadiche un ventenne dal futuro radioso. Si chiama Sandro Dell’Agnello, farà ancora parlare di se.t
1984, All’inferno e ritorno
Glenn Gondrezik arriva alla Rapident con le credenziali di un leader. Gioca la sua prima partita a Livorno in Coppa Italia, ma è derby contro la Peroni. Gondrezik, per tutti Gondo, segna 28 punti e guida la squadra alla vittoria. Ma è il solo squarcio di luce in una stagione sfortunata, nata la stella più sbagliata, quella dell’ esili di Govanni Diana sostituito dal non più giovane Toto Rodà.
Vandoni viene esonerato e al suo posto arriva Bruno Boero, ma la retrocessione no si può scampare.La Rapident perde una serie di partite dominate per tre quarti. Nonostante il volenteroso Al Beal sotto canestro e con l’apporto sempre più limitato di Gondo è impossibile evitare il tracollo. Boero però lancia definitivamente Dell’Agnello e insieme a Paolo Cianfrini, diventa l’ispiratore del debutto i prima squadra degli juniores Claudio Bonaccorsi e Massimiliano Aldi. L’estate 1984 sembra essere quella della smobilitazione, in casa Pallacanestro Livorno: Dell’Agnello diventa mister mercato e passa alla Jiuve Caserta, che stà costruendo unsa squadra in grado di lottare ai vertice dell’A1. La Pallacanestro Livorno cerca di attrezzarsi per la B1 quando una voce incontrollata prende a circolare: c’è possibilità di ripescaggio. I deficit di impianti di Bergamo e Vigevano spingono i biancazzurri al piano di sopra.: il 7 settembre 1984 l0onta della retrocessione è cancellata, si riparte dalla A2.
1985, l’Italia si china all’OTC
A guidare la pattuglia ornata in serie A ecco Mauro Di Vincenzo. Bolognese, laurea in medicina una sola grande passione :il basket. Lo affianca nel ruolo di general manager, Piero Costa. La società individua alcune priorità: subito ritorno di Diana, quello di Bob Patrizi, la conferma di LetterioVisigalli e degli juniores. Poi arriva un prestito da Treviso. Un tipo sconosciuto che si chiama Massimo Minto. Infine la scelta degli stranieri. La pista dell’esperienza conduce verso l’eterno Chuck Jura, che fugge dopo qualche giorno, quella della freschezza verso il tiratore Stan Mahew. Alla fine Di Vincenzo opta per Cedro Hordges, volto noto dalla sua milizia a Varese, Anthony Teachey, un giovanotto di ventidue anni, schiacciatore e stoppatore da applausi.
Il mix funziona L’OTC, questo lo sponsor della squadra, gira
Livorno Capitale del basket
• Al suo primo tuffo in A1, la Pallacanestro Livorno non sfigura affatto. Si guadagna la pagnotta dei play off grazie ad innesti intelligenti. Comme Daniele Albertazzi, del duo americano Elvis Rolle-Wayne Sappleton e Matteo Lanza, uno che saprà entratre nel cuore dei tanti appassionati tifosi. Una stagione, quella che si chiude a maggio 1986, che vede l’Allibert ( ecco un nome che farà compagnia  alla Pallacanestro Livorno per 4 anni) violare il mitico campo varesino di Masnago, quello infuocato di Reggio Calabria (il vecchio botteghelle) o il Mario Argento di Napoli. Perfino nei play off scudetto c’è quasi una vittoria a Varese, sfumate nei supplementari. Ma a Livorno capitan Diana con due tiri liberi a pochi secondi dalla sirena regala il meritato 1-1, prima dell’onorevole uscita di scena in terra lombarda.• Al suo primo tuffo in A1, la Pallacanestro Livorno non sfigura affatto. Si guadagna la pagnotta dei play off grazie ad innesti intelligenti. Comme Daniele Albertazzi, del duo americano Elvis Rolle-Wayne Sappleton e Matteo Lanza, uno che saprà entratre nel cuore dei tanti appassionati tifosi. Una stagione, quella che si chiude a maggio 1986, che vede l’Allibert ( ecco un nome che farà compagnia  alla Pallacanestro Livorno per 4 anni) violare il mitico campo varesino di Masnago, quello infuocato di Reggio Calabria (il vecchio botteghelle) o il Mario Argento di Napoli. Perfino nei play off scudetto c’è quasi una vittoria a Varese, sfumate nei supplementari. Ma a Livorno capitan Diana con due tiri liberi a pochi secondi dalla sirena regala il meritato 1-1, prima dell’onorevole uscita di scena in terra lombarda.• Nel 1986-87 Livorno diventa capitale del basket. La promozione ottenuta dalla Cortan proietta la città in una condizioneneppura sognata qualche anno indietro: entrambe le società di basket ne campionato più bello. Il che significa derby ai massimi livelli. Confermato Rolle e e convinto a tornare Tony Teachey, le stracittadine con la libertas targata Boston saranno sfortunate, anche perchè in quella di ritorno, con una squadra in netta crescita, entrambi gli stranieri Allibert escono di scena, a distanza di pochi giorni, per banali infortuni. L’arrivo, al loro posto, di Larry Boston  del canadese Barry Mungar non reggeranno l’urto del derby , ma serviranno ad arrivare ai play-off  nei quali l’Allibert passa di il primo turno a spese della Benetton Treviso, superando ancora i cugini nella classifica finale. Nei quarti di finale play-off  c’è anche un supplementare  trilling contro Cantù, raggiunto da una bomba a fil di sirena del giovanissimo Manolo Burgalassi, ma saranno i brianzoli ad avere la meglio e a chiudere così il campionato dei livornesi. A fine stagione, Di Vincenzo saluterà la compagnia. E con lui sia Daniele Albertazzi, eletto miglior giocatore italiano del campionato, che Massimiliano Aldi.Entrambi vengono sacrificati al dio bilancio. In panchine giunge Giancarlo Sacco e nuovo general manager, Nestore Crespi.Arrivano tre italiani nuovi di zecca: Pellicani, Gelsomini e Silvestrin.. E un giovane uscitop l’anno prima dalla Syracuse Universty, Raphael Addison, quando andrà via, e lo farà solo dopo la rinuncia della società al titolo di serie A, tutti lo ricorderanno come “il pittore”
L’Allibert in Europa
Sarà il 1987-88 l’anno in la Pallacanestro Livorno raggiungerà il suo apice. Sesto posto in Italia, una semifinale sfiorata e volata via insieme all’ultimo tiro di Achille Gelsonimi in gara due dei quarti di finale nel secondo tempo supplementare (avversaria la Divarese di Corny Thompson e Meo Sacchetti), consensi da tutto il movimento il movimento cestistico nazionale. Addison si rivela giocatore di eccezionale sostanza e di grande spettacolarità. Marcatore eccellente passatore sopraffino, uomo presente sempre in ogni ìstante di partita. Ma il segreto è ancora una volta il gruppo. Con Pellicani che si completa alla perfezione a fianco di un Rolle nella sua miglior stagione in italia, con Luca Silvestrin che a Livorno rigenera letteralmente, con una pattuglia guidata da Claudio Bonaccorsi, ormai non più promesse ma giocatori da serie A. L’Allibert supera nei play-off Torino, manca il colpaccio con Varese d’un niente ed entra in Coppa Korac, E’ la prima volta nella storia.
1989, Serie A1 addio
Il doloroso addio di Elvis Rolle, il ritorno al mittenteper fine prestito per Pellicani, Gelsomini e Silvestrin e la cessione di Matteo Lanza impongono alla dirigenza di rivoluzionare la squadra.
Al centro dell’area arriva Bred Wright, che in breve diventerà croce e delizia dei tifosi. Fra gli italiani ecco due esperti: il tiratore Sergio Donadoni e il lungo Mario Simeoli. Promosso fra i titolari il biondo Stefano Tosi, altro prodotto del vivaio. Crespi e Scacco organizzano in via Cecconi un camp del sommerso, dove sfilano molti giovani che non hanno mai giocato in serie A. Da questi provini pescano Franco Picozzi e lo mettono sotto contratto. Ma si mettono in luce anche altri buoni elementi, che negli anni futuri brilleranno nelle loro squadre. Uscita dalla Coppa Korac al primo turno per mano dello Slovnaft Bratislava, l’Allibert recita un ruolo da protagonista nella prima serie di campionato, che conclude al terzo posto con nove vittori su quindici partite. Nel girone di ritorno un turno infrasettimanale con la Paini Napoli diventa la fonte di tutte disgrazie: gli arbitri sospendono la partita sul 54-54 attribuendone la causa alle intemperanze del pubblico. Il giudice sportivo ha la mano pesantissima: 0-2 a tavolino e due giornate di squalifica. La prima viene scontata a Pistoia contro l’Ipifim Torino di Morandotti, che fa il colpo e inguaia la squadra labronica, ormai incamminata verso i play-out. A niente serve la vittoria nel derby della vigilia di Pasqua (93-85) o il blitz sul campo della Hitaci Venezia. Nel gironcino a sei squadre (le prime due in A1. tutte le altre in A2), l’Allibert si vede superarta dalla Neutroroberts Firenzedi GEi Gei Anderson e dalla Sharp Montecatini di “Toro” Landsbeger e di un ancora giovane Mario Boni, nonché dalla Ipifim Torino. Diana e compagni si tengono dietro la Filodoro Brescia e l’Annabella Pavia, ma non serve. Eppure malgrado la retrocessione sia cosa fatta e malgrado Giancarlo Sacco sia già in procinto di di approdare alla corte di Varese, la partita addio, in casa contro Pavia è l’ennesima prova d’amore del pubblico della Pallacanestro Livorno verso la propria squadra. Il gruppo antagonista della retrocessione più amara esce tra gli applausi, i giocatori imboccheranno il corridoio verso gli spogliatoio col magone.
La sinergia uccide il miracolo.
La Pallacanestro Livorno non si riaffaccerà più sul palcoscenico dorato della serie A1. Per due stagioni consecutive tenterà l’assalto alla promozione, ma senza sucesso. Nella prima, allenata da Mario De Sisti, ingaggia Umberto Coppari e Lucio Laganà, ma non riesce a superare la conoscenza di Ipfim Torini e Stefanel Trieste, che volano in A1 senza passare dai play-out. I gironcini di post season premiano Firenze e Forlì. Resta solo la soddisfazione di aver battuto per beu due volte in Coppa Italia L’Enimont in quelli che rimarranno gli ultimi due derby della storia. L’anno successivo il 1990-91, inizia malissimo: cinque sconfitte di seguito provocano l’esonero di Mario di Mario De Sisti. Viene chiamato Dodo Rusconi, che costruisce una vera mina vagante, che detta degli osservatori può essere finalmente la sorpresa dei play-out. Invece, niente da fare. Una serataccia infame al al vecchio Palalido di Milano condanna le speranze della Pallacanestro Livorno targata Tombolini, battuta dalla Torema Arese (101-100) dopo un supplementare con un canestro del carneade Milesi. Ma il destino è in agguato: passano poche settimane e si comincia a parlare di fusione fra le due sponde opposte. In breve l’impossibile diventa realtà. La Libertas mantiene il titolo di A1 assorbendo gran parte del pacchetto giocatori della Pallacanestro Livorno, che per contro rinuncia al campionato di A2. L’architetto dell’operazione si chiamo Francesco Alessandro Querci, avvocato marittimista livornese. Ringraziandolo per questo gran colpo di genio: il basket di serie A a Livorno sparisce nel giro di due anni perché anche la Libertas verrà radiata a causa di una fidejussione un po’ troppo allegra firmata a garanzia degli impegni con la Lega. La chiamavano Sinergia, i fatti diranno che per lo sport labronico è stata solo una sciagura………………………….
La Tigre e’ ancora viva
Ma i fatti diranno anche un’altra cosa: che nessun uomo, per quanto abituato a equilibrismi di ogni tipo, può strangolare passioni e sradicare gli affetti del cuore della gente. La Pallacanestro Livorno non muore e continua nella propria attività, ricominciando dalle proprie origini e dai propri meriti più prestigiosi: il lancio dei giovani. Il campionato è quello di promozione, dove la squadra si dibatte un paio di stagioni prima di vincerlo (All. Paolo Boccardi) e di passare i D e quindi in C2. Ormai è chiaro che non si tratta di un gioco di paglia, anche perché la palestra di Via Cecconi continua ad esser frequentata dai tifosi in modo assiduo. Per la Pallacanestro Livorno siamo davvero ad un nuovo inizio. Quando nel 1998, arriva anche la promozione in C1, c’è la conferma concreta e tangibile che la tigre o meglio la triglia è ancora viva.
Dalla ASD Pallacanestro Livorno alla Pielle Livorno
La Pallacanestro Livorno lascia il professionismo ma continua la sua attività iscrivendosi con i giovani al campionato di Promozione e disputando i campionati giovanili: nel 1992 arriva addirittura il titolo nazionale Allievi.[1]

Al termine del campionato 1992-93 arriva la promozione in serie D, poi nel 1993-94 arriva terza, ma con la riforma dei campionati beneficia del ripescaggio in serie C2. Nel 1998 arriva la promozione in C1 ed il ritorno nella pallacanestro si avvicina. Nel campionato di C1 1998-99 la Pielle passa la stagione tra primo e secondo posto e batte in finale Firenze per 2-0. Nella stagione successiva, in B2, vince 21 partite su 26, batte San Marino in finale e si guadagna il ritorno al professionismo con la promozione in B1. Ma i problemi finanziari restano una costante, ed arriva un nuovo fallimento.[1]

Ripartita per l’ennesima volta dalla Promozione, la Pielle (ora A.S.D. Pielle Livorno) conquista la serie D al termine della stagione 2006-07 mentre ritorna in Serie C2 dopo i play-off nella stagione 2013-14.Promossa in C Gold nel 2015-2016, nel 2017 sfiora la serie B perdendo la finale play-off contro gli acerrimi rivali della Libertas.[1]

Cronologia Pielle Livorno gentilmente offerta da wikipedia

  • 1960 Nace la Pallacanestro Livorno, colori sociali Bianco e Azzurro.

  • 1960-61: Portuale Livorno, 1º posto in Serie B, promossa in Serie A.
  • 1961-62: Portuale Livorno 9º posto in Serie A, retrocessa in Serie B.
  • 1962-63: Portuale Livorno, 1º posto in Serie B, promossa in Serie A.
  • 1963-64: Portuale Livorno 5º posto in Serie A.
  • 1964-65: Portuale Livorno 4º posto in in Serie A. Ammessa alla nuova Serie B, dopo la riforma delle categorie.
  • 1965-66: Portuale Livorno 2º posto in Serie B.
  • 1966-67: Torna la denominazione Pallacanestro Livorno, 7º posto in Serie B.
  • 1967-68: 7º posto in Serie B.
  • 1968-69: 11º posto in Serie B. Retrocede in C dopo spareggi.
  • 1969-70: 6º posto in Serie C.

  • 1970-71: Toncelli Livorno. 3º posto in Serie C.
  • 1971-72: Toncelli Livorno. 3º posto in Serie C. Ripescata in Serie B.
  • 1972-73: Toncelli Livorno. 10º posto in Serie B.
  • 1973-74: Toncelli Livorno. 7º posto in Serie B.
  • 1974-75: 6º posto nella Poule A2 del campionato di Serie B.
  • 1975-76: 1º posto nella Poule A2 del campionato di Serie B. Terza posizione negli spareggi promozione.
  • 1976-77: 9º posto nella prima fase del campionato di Serie B. Primo posto nella Poule B.
  • 1977-78: 1º posto nella prima fase del campionato di Serie B. 1º posto nella Poule A2. Sconfitta negli spareggi promozione.
  • 1978-79: Magniflex Livorno. 1º posto nella prima fase del campionato di Serie B. 2º posto nella Poule A2. Di nuovo sconfitta nella finale play-off.
  • 1979-80: Leone Mare Livorno, 1º posto Girone B, 1º posto nella Poule A2 del campionato di Serie B. Promossa in A2 dopo finali play-off.

  • 1980-81: Magnadyne Livorno, 12º posto in Serie A2 .
  • 1981-82: Rapident Livorno, 8º posto in Serie A2.
  • 1982-83: Rapident Livorno, 7º posto in Serie A2.
  • 1983-84: Rapident Livorno, 15º posto in Serie A2. Retrocessa in Serie B e ripescata.
  • 1984-85: O.T.C. Livorno, 4º posto in Serie A2. Promossa in Serie A1.
  • 1985-86: 11º posto in Serie A1. Eliminata agli ottavi di finale dei play-off scudetto.
  • 1986-87: Allibert Livorno, 10º posto in Serie A1. Eliminata ai quarti di finale dei play-off scudetto.
  • 1987-88: Allibert Livorno, 8º posto in Serie A1. Eliminata ai quarti di finale dei play-off scudetto.
  • 1988-89: Allibert Livorno, 11º posto in Serie A1. Retrocessa in A2, Eliminata ai sedicesimi di finale della Coppa Korac.
  • 1989-90: Garessio 2000 Livorno, 4º posto in Serie A2.

  • 1990-91: Tombolini Livorno 6º posto in Serie A2. Nell’estate del 1991 si fonde con la Libertas Livorno: la nuova denominazione è Libertas Pallacanestro Livorno. Riparte dai campionati dilettantistici.
  • 1991-92: 4º posto campionato di Promozione.
  • 1992-93: 1º posto in Promozione. Promossa in Serie D.
  • 1993-94: 3º posto in Serie D. Iscritta in C2 grazie alla riforma campionati
  • 1994-1997: Partecipa alla C2
  • 1997-1998: In C2. Promossa in C1
  • 1998-1999: In C1. Promossa in Serie B2
  • 1999-2000: In serie B2. Vince i play-off. Promossa in B’Eccellenza. Fallisce a causa di problemi finanziari e riparte dalla Promozione.

  • 2000-2006: Partecipa a campionati dilettantistici. La denominazione a seguito di fallimento è Pielle Livorno.
  • 2006-07: Vince il campionato di Promozione, promossa in Serie D.
  • 2007-08: In Serie D.
  • 2008-09: In Serie D.
  • 2009-10: 3º in Serie D, eliminata al primo turno play-off.

  • 2010-11: In Serie D, salva dopo play-out.
  • 2011-12: In Serie D.
  • 2012-13: 3º posto in Serie D.
  • 2013-14: 5º posto in Serie D. Promossa in Serie C regionale dopo play-off.
  • 2014-15: In serie C regionale. Retrocesso dopo play-out e ripescato.
  • 2015-16: in Serie C Silver, Promossa in Serie C Gold
  • 2016-17: 1º posto in Serie C Gold. Perde la finale play-off.
  • 201718: in Serie C Gold